Come fare
omaggio ad una firma così prestigiosa se non con
l’istituzione di un museo a suo favore? Situato in una
splendida palazzina affacciata sul fabbricato che ospita
la sede della Manifattura, il museo Omega offre una
dettagliata descrizione delle tappe più significative
degli oltre centocinquanta anni di vita della casa
produttrice di orologi, la cui fondazione risale al 1848,
q. Nel 1894 viene presentato il calibro Omega 19 linee,
meccanismo di notevoli qualità tecniche, costruito secondo
innovative metodologie produttive che prevedevano la
totale intercambiabilità di ogni parte del movimento. Il
successo del calibro Omega diventa portabandiera della
precisione e dell'affidabilità meccanica che ha
contraddistinto le successive creazioni di orologi
automatici Omega
L'orologio automatico per
piloti prodotto dalla Omega nel 1938.
I
Giochi Olimpici rappresentano una delle tematiche più
interessanti
affrontate
dalla Casa di Bienne. Tale manifestazione, svoltasi la
prima volta nel 1896 ad Atene e da allora suprema
testimonianza del desiderio dei campioni di confrontarsi e
di eccellere nelle più disparate discipline, ha richiesto
l'utilizzo di strumenti in grado di misurare con
precisione sempre più accurata le performance degli
atleti.
Le
versioni uomo e donna dell'Omega Dynamic.
La
frequentazione di Omega del "mondo
dei cinque
anelli" è iniziata nel 1932 alle Olimpiadi di Los Angeles
e, accompagnati dal curatore del museo, possiamo osservare
l'evoluzione che ha contraddistinto i contatori sportivi,
consentendo alla Maison di qualificarsi per molte edizioni
come "Cronometrista Ufficiale dei Giochi Olimpici".
L'Omega Marine del 1936.
Gli
orologi militari costituiscono il secondo momento del
viaggio
tra le meraviglie della "galleria d'arte orologiera"
Omega. Tra i pezzi più rappresentativi presentiamo il
rarissimo modello per piloti del 1938, la cui replica è
protagonista di questa nostra "cover story". Prodotto in
un numero estremamente limitato di esemplari, con
quadrante a due toni e grandi numeri arabi, spicca per la
sua bellezza e per le generose dimensioni della cassa.
L'esemplare del 1953, realizzato per la Royal Air Force
(RAF), si distingue invece per l'elevata protezione del
meccanismo dagli influssi dei campi magnetici, ottenuta
mediante la costruzione di una cassa la cui parte esterna
è in acciaio inossidabile, mentre quadrante e calotta
interna sono realizzati in ferro dolce. Sul quadrante nero
è riprodotta la "Broad Arrow", simbolo che caratterizza
tutti gli orologi fabbricati su commessa delle Forze
Armate britanniche.
Il
"superprofessionale" Omega Seamaster 600 (1970).
Per
quanto riguarda l'estetica (E come Estetica),
Omega si è
qualificata per la proposizione di soluzioni innovative e
per la costante ricerca di nuove linee da adottare per
modelli fabbricati in serie o per i pezzi unici (tra
questi ultimi segnaliamo gli orologi-gioiello disegnati da
Gilbert Albert e da Luigi Vignando ). Oltre ai classici
Constellation, Sapphette e Art, la nostra attenzione si è
soffermata su alcune splendide versioni del Dynamic,
modello di fine anni Sessanta con cassa monoscocca di
forma ovale, disegnata da Raymond Thévenaz e studiata
secondo principi ergonomici che ne garantivano la perfetta
indossabilità.
Il
primo modello automatico di Omega Speedmaster (1957).
L'Omega
Marine documenta il primo tentativo, risalente agli anni
Trenta, di realizzare un modello con una buona tenuta
stagna. L'ingegnoso sistema adottato si avvale di una
doppia cassa, la cui parte interna ospita il meccanismo e
viene inserita in una controcassa chiusa ermeticamente su
tre lati
Lo
Speedmaster Professional Quartz del 1977.
L'Omega
Speedmaster era
al polso degli
astronauti dell'Apollo XI, nome della navicella
protagonista dell'allunaggio nel luglio del 1969, ed è
stato inoltre adottato da più di venti missioni ufficiali
della NASA, dalle Gemini alle Apollo, dagli equipaggi
dello Shuttle e dai cosmonauti .
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